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Presentazione

Fra le montagne del Gennargentu, tanto imponenti da apparire molto più alte di quanto in realtà siano, si estende per 600 chilometri quadrati, il territorio della Comunità Montana del Gennargentu Mandrolisai.

Il suo interno include due realtà geografiche e ambientali diverse, una zona collinare, il Mandrolisai ed una zona montuosa, formata dalle propaggini occidentali della grande montagna sarda, la Barbagia di Belvì.

In questi territori la natura ha eretto i suoi santuari: il Gennargentu, un’isola nell’isola, in cui sì innalzano le maggiori cime, dal Bruncu Spina (1.829 m.), tra Fonni e Desulo, a Punta La Marmora (1.834 m.), a Punta Paulinu (1.792 m.), per finire con la Punta de Su Sciusciu (1.823 m.). Veduta del Gennargentu Veduta del Gennargentu

Siamo nel cuore delle “Barbagie”, quelle regioni montane che i Romani chiamarono Barbaria a causa della asperità dei luoghi e perché nient’altro che barbari erano ai loro occhi i popoli che li abitavano. Popolazioni mai domate, orgogliosamnente attaccate alle loro tradizioni ed al loro territorio di rara e selvaggia bellezza, con i suoi boschi, la sua fauna e i suoi monti.

Sono quattro le Barbagie tradizionalmente note, denominazioni diverse per territori attigui: quella di Seulo, di Ollolai, il Mandrolisai e la Barbagia di Belvì.

Proprio queste ultime due costituiscono il territorio della dodicesima Comunità Montana, quella della “Barbagia-Mandrolisai”, della quale fanno parte i Comuni di Aritzo, Atzara, Austis, Belvì, Desulo, Gadoni, Meana Sardo, Ortueri, Sorgono, Teti e Tonara. Sono piccoli Comuni, ma ognuno è ricco di una propria storia e di una propria identità, nata nella notte dei tempi, e di uno straordinario patrimonio culturale, ambientale e archeologico.

Fra le “zone interne” dell’Isola, la Barbagia-Mandrolisai è quella che conserva maggiormente le numerose tracce della storia più remota dell’uomo, dalla preistoria fino alla lenta ma ineluttabile conquista romana.

Il territorio offre angoli meravigliosi: si passa dai paesaggi spogli e assoluti delle vette, dalle quali è possibile gettare lo sguardo verso i confini dell’isola nelle giornate limpide, ad altri di monti ricoperti di lecci, agrifogli e roverelle, alle distese di castagni, di noccioli e di macchia. Qui il trekking, l’agriturismo e la pesca di lago hanno una ambientazione ideale.

Archeologia e turismo sono un connubio ideale sul quale l’intera zona punta per un rilancio economico possibile, dopo la crisi di alcune realtà economiche storicamente trainanti.

Ognuno di questi centri, sfruttando ai meglio sia le risorse ambientali sia quelle umane, dà vita a numerose sagre e manifestazioni, che ogni anno portano a conoscenza dei numerosi visitatori, quelle che furono e sono le maggiori tradizioni e realtà economiche della zona.

Copiosa è la disponibilità idrica: la regione è compresa nel bacino idrografico del Tirso e possiede due corsi d’acqua a regime torrentizio: il rio Araxisi ed il Taloro, principale affluente del grande fiume. Lungo il suo corso verso il lago Omodeo, nelle Barbagie, sono stati costruiti quattro bacini artificiali: Torrei, Gusana, Cucchinadorza e Benzone. Rio Torrei Rio Torrei

Nei centri della Barbagia Mandrolisai è possibile apprezzare la cultura e le tradizioni di questa regione fra le più belle d’Italia, ed il fascino misterioso ed antico di questa civiltà “dei monti”, profondarnente legata al mondo pastorale.

L’intera zona è luogo ideale per un turismo di carattere naturalistico, rispettoso dell’habitat delle numerose specie faunistiche: fra esse l’Aquila reale e l’Aquila del Bonelli, il Falco pellegrino ed i Mufloni che percorrono sentieri millenari, questi animali, come tanti altri possono essere osservati sia allo stato naturale sia presso il Museo di Scienze Naturali di Belvì che nel corso degli anni ha raccolto moltissimi esemplari tipici della fauna dì queste zone.. Muflone Muflone

Tradìzionale meta per gli sciatori sono invece i campi innevati del Gennargentu di Desulo, dove esistono strutture adeguate ed impianti di risalita